Intervista a Roberto Fusaro, Project Export Manager di ITC

I nostri prodotti alimentari continuano ad essere fra i più ricercati ed apprezzati in tutto il mondo. Si prevede che l’export italiano verrà trainato anche quest’anno dall’industria del food & beverage, per cui abbiamo deciso di chiedere al nostro esperto quali sono le opportunità di internazionalizzazione e le maggiori tendenze che domineranno il mercato.

Roberto Fusaro, Project Export Manager di Italian Trade Centre, condivide con noi la sua vasta esperienza nel food & beverage italiano, dandoci la sua visione professionale del settore.

Raccontaci il tuo percorso professionale: specializzazioni, aziende con cui hai lavorato, cosa fai attualmente

Il mio percorso professionale comincia in ambito pubblico. Ho dapprima assunto diversi incarichi presso il mio comune, Andria, per poi divenire marketing manager per il Patto Territoriale Nord Barese Ofantino, una società consortile pubblica che si occupava di internazionalizzazione di imprese. Questa esperienza mi ha appassionato, perché mi ha consentito di lavorare con partners internazionali di rilievo (Relais & Chateaux, Walt Disney Company, Smithsonian Institute, New York University, etc) e con gran parte delle aziende food & beverage pugliesi.

Ho partecipato ad un corso di specializzazione in food management presso la NY University e sono stato, in quel periodo, presidente di un consorzio di imprese, denominato “Taste of Puglia”. Proprio questa esperienza mi ha fatto comprendere quanto fossi incline ad un lavoro in ambito privatistico, misurabile in obiettivi e risultati concreti, piuttosto che in ambito pubblico. Decisi, dunque, di lasciare le certezze del pubblico impiego per lanciarmi e misurarmi in ambito aziendale, accettando la proposta di Pastificio Riscossa. Cominciai come “addetto commerciale ufficio estero” ed un contratto a tempo determinato di 8 mesi, per poi crescere velocissimamente, sino a ricoprire una posizione dirigenziale e l’incarico di export manager, grazie ai risultati di crescita ottenuti su tantissimi mercati internazionali.

Da quel momento in poi le offerte di lavoro si sono moltiplicate, sia in veste di export manager che export director. Prima “La Molisana Spa” poi Dolciaria Acquaviva Spa, Corex Spa, Caffè Intenso, Olio Dante ed altre, sino al gruppo Cremonini di Modena. Ciascuna delle aziende con cui ho collaborato (a partire dal 2018 come libero professionista) mi ha arricchito di esperienze e conoscenze importanti e preziose. 8 mesi fa ho avuto la fortuna di conoscere Italian Trade Centre e di lasciarmi completamente coinvolgere dal modello innovativo che questa organizzazione propone alle proprie aziende clienti in tema di export e di business development.

In ITC sono Project Export Manager, affianco cioè all’attività di business development sui mercati internazionali il coordinamento di tutti i servizi offerti, a partire dallo shopping tv, al sales streaming, alle attività formative e digitali. Inoltre, collaboro anche con diversi distributori e retailers internazionali come consulente agli acquisti, sempre in ambito food and beverages.

Perché hai scelto di specializzarti nel campo del food & beverage? Cosa ti piace di più di questo settore?

La mia prima passione è il viaggio, in tutte le sue forme. Più viaggiavo più mi accorgevo di quanto la globalizzazione stesse appiattendo le differenze culturali nelle varie capitali mondiali, quasi come dovessero necessariamente assomigliarsi tutte tra loro.

Ho scoperto che il food, più di qualunque altra cosa, esprime, invece, a pieno tali differenze, valorizzando tradizioni e identità che si tramandano da generazioni ovunque nel mondo, ed amo la “gente del food” perché fortunata abbastanza da lavorare in un ambiente vivace, dinamico ed in forte crescita costante da oltre 20 anni. Questa fortuna si traduce in passione, entusiasmo, curiosità, tolleranza, comprensione e legami fortissimi.

Parlaci di 3 nuove tendenze in grado di rivoluzionare questo settore nel 2022

  • Prodotti “healthy”: tutti i prodotti percepiti come “salutistici” dal consumatore (prodotti biologici, vegani, gluten free, integrali) stanno raccogliendo, nel mondo, consensi crescenti già da qualche anno e nel 2022 questa tendenza non potrà che consolidarsi
  • Prodotti “premium quality”: l’attenzione alla qualità dei prodotti alimentari è crescente. I consumatori, anche in mercati tradizionalmente meno attenti, manifestano crescente interesse all’approfondimento su prodotti finiti e materie prime. Statisticamente le aziende food che si posizionano sul livello “premium” sono quelle che registrano performances più significative, in un settore già di per sé abbastanza florido, sia in volumi di vendita che in marginalità (fonte: dati Nielsen)
  • Prodotti innovativi: le aziende capaci di innovazione di processo e di prodotto sono e saranno sempre più attenzionate dai buyers e dagli stakeholders di mercato worldwide

Quali sono i mercati esteri più interessanti per un’azienda italiana di food & beverage che voglia espandere il proprio business?

Questa è una domanda a cui è sempre difficile rispondere. Io credo ci sia mercato per qualunque prodotto agroalimentare italiano in ciascuno dei paesi del mondo.

Ci sono mercati che rispondono più velocemente di altri ai “nuovi brand”. Penso, ad esempio a Cina e Russia, ma anche Stati Uniti e Canada. Ci sono anche mercati più stabili e tradizionalmente più interessati alla qualità delle produzioni agroalimentari italiane, quali il Giappone o i mercati europei.

Quello che davvero rileva, secondo me, è l’attenta analisi delle proprie caratteristiche peculiari e la scelta dei canali di vendita più appropriati in ciascuno dei mercati che si sceglie di approcciare.

Per un’impresa nel settore food, quali sono i requisiti fondamentali per iniziare a vendere all’estero?

Direi certamente professionalità, credibilità, capacità di analisi, flessibilità, rispetto e conoscenza dei diversi approcci culturali mondiali, innovatività.

Queste qualità superano, di gran lunga, anche le eventuali limitazioni produttive e/o organizzative (anche una piccola azienda artigianale può trovare il proprio spazio sui mercati internazionali se presenta le caratteristiche che ho indicato).

Sicuramente l’improvvisazione che caratterizzava le attività di export vent’anni fa non paga più.

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